EDITORS @ ALCATRAZ, MILANO 28/3/08
In una parola forse fin troppo abusata: Immensi.
In un gesto, forse due: se la mandibola non era a terra a contemplare quello che succedeva su quel cazzo di palco vuol dire che ero troppo impegnata a cacciare dentro le lacrime. Certo, da una che piange per Grey's anatomy commuoversi durante metà delle canzoni di questa sera è un gioco da ragazzi, sarò sincera.
Un Alcatraz meritatamente sold out, un Tom Smith in una forma perfetta, che lancia plettri, energia, amore, pillole di saggezza e un sacco di altre cose da pelle d'oca.
Il migliore concerto di tutta la mia vita? Uhm, forse si. Del 2008 vincerà lui sicuro.
Tornando a casa, mentre ascoltavo l'unica canzone che non mi fanno mai e poi mai e cioè Well Worn Hand, mentre lottavo contro la mia crisi d'astinenza da nicotina (una settimana signori e signore. Ben una settimana!!), mentre pensavo che per ogni persona psicopatica che incontri poi ne trovi altre in splendida forma mentale e così meravigliose, mentre riflettevo sulle ultime sfighe dell'ultima settimana pensavo che:
A. Ho seriamente bisogno di un viaggio depurativo a Lourdes
B. Ma perchè mi riempio il cervello di stupide cazzate quando in questi cosa c'è solo una cosa da dire e cioè: SCUSA TESORO, MA PERCHè NON TE NE VAI A FARE IN CULO?

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